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la dama fallace. 187


Chi non avrebbe perduta la testa come don Alfonso?

Ma: — Lontano dagli occhi, lontano dal cuore — sospirava Domitilla; e il Gabrii rispondeva che mancatogli oramai ogni speranza di tornare a Parma, il povero amico cercava forse dimenticarsi delle persone fide, che non si dimenticavano di lui.

Frattanto don Alfonso, il quale mandava lettere e non riceveva piú notizia di nessuno, dubitava che qualche sciagura fosse intervenuta a Gabrio, temeva che Gabrio tacesse per tacergli qualche sventura della dama, supponeva fino d’essere stato abbandonato dall’amante e dall’amico. E nel ricordo, irremovibile dal suo pensiero, l’amaro e nero ricordo di quel fatto pe ’l quale viveva nell’esilio, sorgeva insistente e tormentoso in atto di dolore e di maledizione la bella donna ch’egli amava, ch’egli invocava, desto e nei sogni, sempre; né ardiva figurarsela, pure nell’avvenire, innamorata d’altri.

La verità don Alfonso l’apprese tardi. Incontrò un giorno certo gentiluomo della sua città che era venuto in missione per il duca Odoardo alla