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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/82

74 il diavolo nell'ampolla

scienza della loro anima; parevano estendere la capacità vitale d’ogni senso, schiarire il pensiero all’esistenza come ridesta, risorgere nell’essere loro, reintegrati d’ogni minima forza, a una vita rinnovata e a una sconosciuta armonia. Era una letizia lieve, di sogno, eppure tenace e valida; era un’illusione suscitata e mantenuta dalla divina realtà che li accoglieva; era un vago desiderio continuo e di continuo esaudito in quel fluire degli attimi; era la consapevolezza di una felicità certa e immanente.

Essa, di tanto in tanto, si chinava al margine e spiccava un fiordaliso o un ranuncolo o un geranio campestre.

Poi, tendendo le mani al prato in cui non ancora piede d’uomo aveva lasciato traccia e da cui la concordia delle tinte assorgeva come quella dei suoni in una sinfonia, esclamò:

— Vorrei correre, gettarmi là in mezzo!

— Va!

Ella scosse il capo.

— Non si può, senza calpestare!

Più avanti, al serbatoio, discesero nella barca. Remava lui.

Anche l’acqua sembrava riposare e godere in distesa azzurra, chiazzata qua e là dal verde delle ninfee e sparsa di macchie or scarse or copiose in canne e giunchi, e chiusa all’ingiro