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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/79


La ciocchettina 71


busta con la fotografia e la ciocca di capelli, e buttò tutto nel fuoco.

— “Fuoco, prego„. — Cercava rendere con la sua voce il suono delle parole indimenticabili, e osservava le carte accendersi, la fiamma invaderle raggrinzando la busta. Esclamò:

— Vampata d’amore! — ; e la frase gli parve così bella che guardò, contento, l’Ida. Ma essa:

— Di’ dunque: perchè distruggere?

— Ascolta — rispose Giulio. — Quando due che si sono amati, si lasciano, cosa fanno perchè ogni legame sia troncato per sempre? Si restituiscono i pegni d’amore. Un pegno è una memoria, è un obbligo a ricordare: è vero?

— È vero.

— Quell’ufficiale sentendosi morire pensò che la sua fidanzata, se riavesse le lettere, il ritratto, i capelli, non resterebbe legata alla sua memoria, come ci resterebbe invece se credesse che qualche cosa di lei fosse andato sottoterra con lui.

Se non che l’Ida obiettava ancora:

— Avrebbe pregato di seppellir le carte, non di bruciarle.

— Rifletti — ribattè Giulio. — Doveva dubitare che non lo seppellissi io; e non si fidò di altri, anche se io promettevo. Nel modo che mi guardava io capii che intendeva dirmi: di