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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/78

70 il diavolo nell'ampolla


— Ho un superiore che lo conosce, il tedesco, ma non gliele ho mostrate.

— Hai fatto bene — disse l’Ida. E soggiunse: — Forse temeva, quel poveretto, che un giorno, se verrà la pace, le lettere e i ricordi fossero rimandati al suo paese. Temeva di compromettere la donna.

— Già — mormorò il giovine. — L’ho sospettato anch’io: la moglie di un altro. Io però non lo credo.

— E allora? — essa rifletteva. Mormorò: — Forse hai ragione tu. Non avrebbe aspettato all’ultimo momento se avesse temuto di comprometterla.

Ma Giulio scosse di nuovo il capo.

— No. Ignoranti o istruiti, in guerra si è tutti eguali; tutti persuasi, mentre si vedono cascar gli altri, che le pallottole, le spolette o le schegge debbano rispettar noi. E sai chi ci dà questa persuasione? Proprio i ricordi che si portano sul petto; di nostra madre e di chi ci vuol bene.

L’Ida sorrise, con gli occhi pieni di lagrime.

Egli prese dal portafogli il ritratto di lei; lo considerò quasi per rinnovarsi, ora che le sedeva vicino, le impressioni che aveva a considerarlo quando era lontano, lassù; e pacatamente lo ripose. Dopo, afferrò le lettere e la