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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/68

60 il diavolo nell'ampolla


Bisognava prevenire il colpo e confessar tutto a Giulio, subito; e lui giudicasse. Di coscienza, lei si sentiva meritevole di perdono. E si mise a scrivergli una lunga lettera, per dimostrare come il suo carattere discordasse dalle amiche e come e perchè coloro le fossero divenute antipatiche.

Ma arrivando al punto scabroso, alla frasaccia che pur doveva riferire: “Morto un papa....„ , non ardì tirar innanzi.

Troppo distava la brutta, cattiva, crudele espressione d’insensibilità dalle premesse e dalle proteste d’amore; e queste prendevano un aspetto di ripiego insufficiente. Cosa aveva detto! E l’immagine di lui così innamorato, così fiducioso, così fermo di volontà e d’animo per la speranza di averla interamente sua appena nel mondo tornasse la possibilità di esser felici, le si affacciò severa, ostile, minacciosa.

“Io — pensava che le direbbe — , io soffrivo a starti lontano; io soffrivo nei pericoli che correvo a ogni ora, a ogni momento, perchè mi figuravo il tuo strazio se mai ti portassero la notizia della mia morte; io sospiravo il giorno di riabbracciarti e ridarti la forza di sperare, di attendere la nostra felicità, e tu, intanto, non mi tradivi con un altro, no, ma m’ingannavi, per adesso, forse peggio: ti