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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/56

48 il diavolo nell'ampolla


tava, lentamente e distintamente, in una ragazza bionda, dagli occhi celesti, bellissima. Chi? Era lei; la bambina, ingrandita come se andasse a nozze; felice.

Egli vedeva bene che era un sogno, che non poteva essere già sposa; nondimeno a scorgerla così felice, non godeva: soffriva in fondo al cuore. E l'afflizione cresceva cresceva, e la nipote, che egli amava più di sè stesso, lo guardava in uno stupore muto. Ah ecco, tornava quale doveva essere: bambina; lo chiamava; e poichè, stretto al cuore, egli non ricuperava la voce a risponderle, rompeva in pianto.

Finchè, del tutto desto, il vecchione la vide che piangeva davvero, presso a lui. N’ebbe un insolito dispetto.

— Cos’hai da piangere? Smorfiosa!

Poverina! Aveva ragione di lamentarsi. Soffriva.

— Nell’orecchia? Cosa ci hai nell’orecchia?

— Una formica. — Piagnucolando portava la mano alla guancia, quasi per attenuare il fastidio. La formica, che le era entrata nell’orecchio, era tanto grande!, e pregava il nonno di liberarla dalla pena, che era tanto grande!

— Cavala, nonno!

Il nonno la confortò, già impietosito, ma