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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/45


La cassaforte di don Fiorenzo 37


mattina i quattrini dell’uva e del grano, ed era tutto svelto! — , l’Americano gettò le carte, si staccò dalla tavola, si raccomandò all’oste:

— Un cavallo, un biroccino, sùbito! È morto mio fratello!

Sì: suo fratello. Là in canonica, nel letto, scorgendolo quale se riposasse queto e contento, ritrasse lo sguardo; e mentre l’Assunta in ginocchio biascicava il rosario e Andrea smoccolava con le dita le candele che gocciavano, l’Americano tolse dal portapanni la veste e il panciotto, frugò nelle tasche, invano; borbottò parole incomprensibili. Poi mise sossopra quant’era nel canterano e nella cassapanca. Poi disse ad Andrea: — Aiutami!

Levarono il morto dal letto e lo adagiarono su la cassapanca. Ma anche dentro al pagliericcio non si trovò niente. Nè si trovò nessun mattone smosso. Allora lui, il fratello, aggrottando le ciglia, chiese:

— Questa mattina è venuto Bisaccia, il mercante?

Era venuto.

— E dove sono i quattrini?

La vecchia non rispose. Il figlio rispose: