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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/42

34 il diavolo nell'ampolla


tutte le cose intirizzite, assopite, stinte, spogliate, strinate dal freddo, e ai suoi raggi correva in tutto, sensibilmente, una aspettazione benefica: di fronde e foglie negli alberi, di acque chiare nel rio, di fiori tra l’erba, di spiche sulla costa, di grappoli nella vigna, di opere e di canti agli uomini.

Potenza di Dio! Questo granellino di polvere sperso nell’infinito, che dicono sia la nostra terra, come è grande!, che portenti racchiude!

Quante energie! Quante creature! Quante forme diverse di erbe e di fiori, di colori e profumi! quante sorgive limpide e fresche! quante messi e granaglie! quante sorti di uva bianca e nera, e che vini!

Nella ingenua ignoranza pareva al povero prete d’essere improvvisamente illuminato quel giorno da una miracolosa rivelazione.

Per la prima volta immaginava con anima partecipe la gioia del vivere in ogni cosa vivente. Gli pareva di tornare nel mondo dopo esserne stato escluso fin dall’infanzia, e di comprendere, di vederne solo ora le segrete leggi di armonia naturale ed arcana. Mai, mai aveva riflettuto così sulle semine che riposano nell’inverno e al lento sviluppo dei germi e al verzicare; mai aveva pensato che le creature vegetative fossero uguali, nell’immensa voluttà