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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/32

24 il diavolo nell'ampolla


e godeva — e non lo diceva — delle piccole cose che ritrovava dopo tanti anni, e che gli ridestavano impressioni di sogni avuti là dentro, nella cella, alle notti grevi.

Allodole trillavano invisibili contro il sole; cincie e lui si chiamavano, mai stanchi, d’albero in albero; le’ passere frullavano a frotte. Nei prati, i fiori d’inverno rompevano di lilla le verdi distese, brillavano gocce di guazza; candide famiglie di funghi spuntavano dalle radure. Si spandeva lontano l’odore dei pioppi. E al sole la dolcezza dell’aria faceva ricordare i giorni più tristi, ma passati per sempre.

Frattanto con cautela, in segreto, il padrone si era accertato del vizio che aveva uno dei buoi acquistati da poco. Come aveva dato un balzo al passaggio di quel biroccino su cui era una donna col fazzoletto rosso, la bestia infuriava a mostrarle un fazzoletto rosso: tentava assalire cozzando. Terribile, se potesse! Era pericoloso irritarla anche là, legata alla posta. Quando i buoi han l’ira del rosso, nel sangue, guai; per ammazzare si lascerebbero ammazzare.

Pure, Sandro non fece il referto; non ne parlò con nessuno.

E temeva se ne accorgesse il bifolco.

E fece fretta al sarto che, a norma dei patti,