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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/30

22 il diavolo nell'ampolla


spaurito alla mossa repentina dell’altro, e l’altro, il destro, aveva dato un balzo innanzi come per assalire, di furia.

Allora Sandro rincorse con lo sguardo il biroccino che era oltrepassato; vide e disse: — Ho capito. — Avevano cercato d’ingannarlo nella compera, e per la rabbia si mordeva le labbra; sfogava il segreto sgomento con imprecazioni a mezza voce contro il venditore.

Se non che, a poco a poco, spianò il viso; gli rifulsero gli occhi e le idee torbide scomparvero quasi al seguire di una vivida speranza, o al risolversi dell’animo in un savio proposito.

E quando furono a casa il bifolco e gli altri uomini ammirarono i buoi. Sorridente, senza interloquire, lo Scricco ammirava tutto intorno, e sembrava lieto. La casa, tozza e massiccia, attestava uno stabile benessere; la cascina era gonfia di fieno e di paglia; il campo arato, tra i diritti filari, aveva le zolle nere di concime, al sole. Sotto il portichetto una delle nuore allattava un bambino paffuto; la reggitora, nell’aia, diffondeva palate di mondiglia a una moltitudine di galline e pollastri, faraone e anitre.

— A te! — chiamò Sandro contando pochi soldi e porgendoli allo Scricco. Questi li intascò; disse: — Vi saluto, gente! — ; e se ne