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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/28

20 il diavolo nell'ampolla

Con il cavallo al passo dietro i buoi che lo Scricco conduceva, Sandro Molenda trovava sollievo in un sospetto che altra volta gli sarebbe stato gravoso.

Quei due animali così belli e forti e bene appaiati, da esposizione, li aveva comperati per meno di quanto valevano in apparenza.

Qualche difetto dovevano averlo. Quale? Li considerava; li immaginava sotto il giogo, a timone del carro o dell’aratro: quale dei due gli sfigurerebbe?

Ma perchè impensierirsi se aveva agio a sperimentarli, e otto giorni di tempo al referto e alla restituzione? Perchè confondersi in quel pensiero? Lo minacciava ben altro pericolo: un pericolo tale che la mente rifuggiva dal chiarirlo e il cuore se ne angosciava quasi a una oscura rovina, a un disastro travolgente, mortale. L’energia e l’astuzia che l’avevano tirato fuori dal fango, che nelle prime furfanterie l’avevan difeso dai pericoli e dalle paure, che l’avevan sospinto, dopo, a camminare per la via diritta, lo sosterrebbero ancora. Voleva! Ma intanto non poteva concepire l’azione liberatrice se non afferrando, fermando l’idea che dal dì che aveva riveduto lo Scricco gli era balenata tremenda.