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strumento involontario, inconscio, indegno della Provvidenza; e tanta era la foga che egli metteva a seguitar con la fastidiosa discorsa, che dubitarono lo spirito maligno si fosse trasferito dal priore in lui. Per non più patire esperienze diaboliche afferrarono dunque gli sgabelli, e gli mossero incontro:

— Via! Fuori di qui! Fuori l’invasato! All’inferno!

Oh frati ingenui nonostante i loro recenti scapucci nel cammino del mondo!

Il diavolo che aveva resistito tanti anni dentro un’ampolla, in elemento contrario; che aveva resistito a tanti scongiuri e religiosi assalti e rituali invettive, non aveva potuto, no, resistere all’intera lezione d’un erudito tedesco. Figurarsi se si sarebbe trovato bene dentro il corpo di lui! No, no, preferiva....

— Via, scorpione! via, basilisco!

Preferiva, aveva preferito....

— Via, dragone! All’inferno! — i frati urlavano.

E il dottor Papenwasser fu costretto per la prima volta, da che era professore a Koenisberga, a mancare al suo metodo.

Uscì di trotto, alla volta della mula.

Ma la mula non c’era più. E la capezza, con cui l’aveva legata alla caviglia, bruciava ancora.