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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/199


Il diavolo nell'ampolla 191


perdettero fiducia udendo — i più istruiti — chi egli era; anzi si persuasero meglio che venisse mandato dal Cielo. Era un dottore, e un dottore d’Università, e un professore dell’Università di Koenisberga! Non avevano dunque ragione di ritenerlo capace d’ogni sapere?

Infatti, com’essi umilmente e timidamente l’ebbero informato della loro disgrazia, egli sentenziò:

— Ho capito. Son dotto in materia. — E con l’occhio della mente corse subito al profondo magazzino della sua mente; guardò al ripartimento demonografia e scórtovi argomento per una erudita lezione, soggiunse: — Son da voi. Purchè procediamo con metodo.

Credettero i monaci che a procedere con metodo prima di tutto fosse necessario condurlo dove avevano vincolato, in un lettuccio, il miserabile ossesso.

Che! A quel fiero spettacolo, il quale avrebbe intenerita una pietra, non si commosse affatto l’erudito dottore; come non udisse quelle strida, non vedesse quelle contorsioni convulse, quegli impeti di atrabile, quei ghigni osceni. E intanto egli predisponeva, severo e tacito, l’argomento della sua lezione:

— Dèmoni e spiriti in Egitto, Assiria, Caldea, Persia; in Frigia, a Colchide; in Tracia — presso