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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/198

190 il diavolo nell'ampolla

Era accaduto più di quel che il priore aveva previsto. Lo spiritello, fornito d’immensa energia, d’una resistenza che ogni più grosso demonio avrebbe potuto invidiargli, restava, pervicace e tenace, nel luogo di sua soddisfazione; nel corpo di colui che, maggior colpevole, aveva mandato gli altri alla colpa. Nè i fratelli sapevano più a che santo votarsi: quantunque alcuni, sorretti dalla speranza e dalla fede, si attendessero di giorno in giorno un miracolo: l’intervento di un messo di Dio.

....Quando, una mattina, dopo forse un mese di tante angosce, il laico che vangava l’orto scorse venire alla volta di lassù un uomo di aspetto venerabile, a cavallo d’una mula d’aspetto venerabile. Giunto che fu, e legata che ebbe la mula a una caviglia, il solenne pellegrino avanzò verso la portineria.

— Sono — egli disse — il dottor Papenwasser, professore all’università di Koenisberga, e vengo qui a studiare su di voi frati l’“elaterio della facoltà di astrazione„. — Ma che elaterio! L’ortolano e il portinaio cominciarono a gridare:

— Il messo di Dio! È arrivato il messo di Dio!

Accorsero. E tutti i monaci gli si fecero incontro con riverenze e benedizioni. Nemmeno