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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/197


Il diavolo nell'ampolla 189


demone e gridava: — Esci, immondo! esci, aspide e basilisco! Scorpione e iniquo spirito, vien fuori! Fuori!

Ma no: lo spirito d’iniquità non usciva. L’ossesso or sghignazzava, or parlava una strana lingua, or fremeva sputando e digrignando i denti, or bestemmiava come un saraceno.

E chi gli copriva il capo con la stola e cantava il salmo: Vicit leo de tribu Juda; e chi l’ungeva con la cera del cero pasquale e recitava antifone e oremus.

Invano, tutto invano!

E chi leggeva gli evangeli al passo di Gesù scacciante i demóni; e chi aspergeva l’invaso, lo inaffiava a dirittura, tutto quanto, di acqua benedetta.

Invano. L’unione fa la forza. I poveri fraticelli si studiavano di operare insieme; ma lo spirito invasore pareva più possente che quello famoso di Simon mago.

Ne fecero di tutte le sorta. La notte si flagellarono sui nudi dorsi, e il giorno dopo digiunarono; sempre in preghiera. Il giorno seguente si recarono alla città e per le campagne a largire in carità i quattrini dell’avvocato....

Invano. Non valevano discipline, vigilie, digiuni, orazioni, elemosine; nulla! Che diavolo! che strapotenza di un diavolo!