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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/192

184 il diavolo nell'ampolla


fine degli scongiuri. Ma ora è qui dentro, e ben ci sta; e a suo dispetto dovrà udire sin in fondo quel che io ho imparato da Sant’Ilario taumaturgo. Quando poi piacerà a me, lo lascerò andare a casa di Lucifero, togliendo il tappo, ossia gettando l’ampolla in terra„. E quasi per prova si diede a recitar l’esorcismo che credeva ineluttabile.

Ma come disse: — esci, maledetto, da questo corpo! lascia in pace.... — fu costretto a interrompersi: la boccia, su la panca, parve accendersi di gaudio; e ne scaturì una risata così gioconda, così arguta che al buon priore cascarono le braccia. Rimase atterrito. Non aveva pensato, poveretto, che l’esorcismo di Sant’Ilario era rivolto alle invasioni diaboliche in corpo di cristiano — “lascia in pace quest’anima cristiana„ — , non in un’ampolla d’acqua chiara. E il poveretto dubitò, capì che non c’era da fidarsi nel rimedio creduto infallibile.

Tenersi dunque l’ampolla in cella?

Misericordia! Che pericolo! che orrore! Non ebbe più una notte di bene. Vampe davanti agli occhi; strani cachinni agli orecchi; e quel ch’era peggio, tentazioni che una non aspettava l’altra.

Urgeva liberarsi del gravoso lascito. Ma in qual modo? Rompere l’ampolla dentro il convento? E se lo spirito ritornava al costume