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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/188

180 il diavolo nell'ampolla


In quella stessa città dimorava un certo avvocato, astutissimo nell’imbrogliare la giustizia e il prossimo. Un giorno che costui se ne stava nel suo studio esplorando un’aggrovigliata matassa, senza che gli riuscisse di trovarne il bandolo per dipanarla come di solito a suo profitto, e bestemmiava, e si rodeva dentro, eccoti, per la porta aperta, ecco apparirgli una fiammella vivida; una sulfurea fiammella che roteava a mezz’aria e si dirigeva, pari a una freccia, verso di lui. In un istante, per istintiva difesa, egli afferrò di su la scrivania ciò che gli venne alle mani, e fu l’ampolla dell’acqua con cui allungava le chiacchiere da inzeppare i clienti; e il caso volle che seguendo a un punto il sollevamento della boccia inclinata e l’obliquo arrivo del globulo di fuoco, questo s’infilasse dentro di quella. Sfriggolò, sobbalzò: invano; vi rimase, perchè l’avvocato, più svelto del diavolo, appose all’ampolla il tappo e lo rigirò e suggellò ben stretto; e poi, senza paura, stiè a guardare. E rideva.

Bel colpo! Una meravigliosa presa, una portentosa conquista! Non già che il furbo leguleio ammirasse soltanto quale un prodigio la fiammella che palpitando e cessando solo di tratto in tratto, quasi per brividi, non si smorzava nell’acqua, anzi si riaveva più fulgida; ma