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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/185


L’asino nel fiume 177

— Ohe! Andrea!

Sugnazza trasali. Da vent’anni non aveva mai più udito chiamarsi col suo nome. Piegò a pena il viso; e diresse lo sguardo verso dove veniva la voce; lontana lontana o lì presso?

— Ascolta, Andrea — seguitava. — T’ho sentito oggi quando hai detto quello che hai detto. Ma non son ragioni. Chi vuoi che ti regali un altr’asino?

Sugnazza udiva; e scampava, con lo sguardo, all’orrore di quella voce. Quante lucciole sulla costa! Nel silenzio, palpitavano di luce quasi in una gara instancabile; ed erano così fitte che elevandosi e ricadendo e volteggiando, ciascuna sembrava immobile.

— Credi d’esser disgraziato sol tu? — seguitava l’intollerabile voce. — A te ti è morto l’asino; io ho la donna all’ospedale, e non c’è speranza che si rimetta; e sai che lavorava lei per me, e guadagnava molto; da sarta. Io vado a ranocchi; ma adesso tutti son signori, e non ne vogliono.

Maledetto! Era proprio il Biondino!

— Mi ascolti, Andrea?

Sugnazza non avrebbe voluto vederlo, ep-

albertazzi, Il diavolo nell’ampolla. 13