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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/174

166 il diavolo nell'ampolla


Turri! Alfonso! Con la mente vacillante, col cuore stretto da un’angoscia mortale, Raimondo percepì le due imagini nella rivelazione istantanea, e tutto gli apparve in una improvvisa orrenda luce. Ah le parole delle Raffi! Solo adesso le ricordava! E insieme, d’un tratto, vide quanto avrebbe dovuto intendere prima, a poco a poco, se avesse ricordato e riflettuto: l’ammonimento del fratello (“sta attento„), le parole delle Raffi (“il capitano, dicono i socialisti, consola i mariti fuori e le mogli in casa„), la prudenza di don Paolo, gli infingimenti di Adriana. Vide Adriana, e tremò per lei. Di pietà tremò. Uscì, disperato.

Scendendo dal piano superiore, scarmigliata, piangente, con le mani in croce, disperata, lo affrontò la cameriera; e lamentando — Dio! Dio! — pareva rinfacciare a lui la storditezza, la debolezza, la viltà che non aveva saputo impedire, che non sapeva impedire. Raimondo si sentì mancare. Ma.... — l’uccide, l’ha uccisa! — ecco il colpo. E si precipitò verso là.

Alfonso uscendo lo respinse. Stringeva in pugno il revolver. Si guardarono nell’attimo tragico.

Fratelli?

E con voce ferma, con la stessa voce con cui aveva detto quella sera: — sta attento — Alfonso disse al fratello:

— L’ho uccisa.