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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/170

162 il diavolo nell'ampolla


— Lei capisce — seguitò il prete, grato a un tempo che gli fossero risparmiate spiegazioni penose, e dolente di dover insistere per condurre l’amico al suo prudenziale consiglio. — Lo scandalo.... Le chiacchiere.... La perfidia degli avversari....

Già: felici di dare addosso a un povero prete, che per l’amor della scienza si comprometteva in conversazione sopportando teorie irreligiose.

All’insistenza però del collega, Raimondo non volle più cedere del tutto; oppose, serio:

— Capisco; capisco. Ma non diamo troppo peso....

— Il mio timore — interruppe angustiato don Paolo — , il mio timore è che le voci, le accuse anonime pervengano all’orecchio di chi deve ignorare....

Dell’arcivescovo? Povero don Paolo!; si aspettava noie fin dalla Curia!

— Ha ragione. — affrettò di nuovo Raimondo. — Le prometto....

Ma allora una bella risata squillò dietro di essi e li fe’ sorgere in piedi. Adriana.

— Bravo don Paolo! — esclamò. E scendendo per l’erta, tra i lauri: — L’ora è propizia!

Il prete, pallido, stentò a sorridere.