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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/167


La stella Sirio 159

Per fortuna Sirio non gli rifiutava tutti i conforti di quaggiù.

Con sincera stima — ne era certo — lo divagavano dall’intima cura un discepolo e un collega. Discepolo gli si protestava il capitano Turri; il quale, vedovo di una ricca signora, aveva da poco lasciato l’esercito, ed essendosi comperato una villetta a Castelronco, presso a quella dei Graldi, nell’amicizia dei Graldi trovava incitamenti a passar bene i giorni e le sere d’estate. Con Alfonso, Turri combatteva, fuori, in pro del partito dell’ordine; con Raimondo si riposava, in casa, imparando senza discutere.

E l’ammirata sommissione del capitano era tale che — mentre egli ascoltava — Raimondo, il maestro, provava gusto pur a dire delle corbellerie. Quando il poeta superava in lui lo scienziato, la fantasia gli rendeva verosimili le più strane ipotesi, le spiegazioni più ardite. Dopo, se ne doleva, temeva. Se Turri consultasse qualche libro? qualche scienziato?

Ma no!, fiducioso, Turri non consultava niente e nessuno, o, tutt’al più, si rivolgeva a Adriana, allorchè assisteva alle severe lezioni, chiedendo: