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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/164

156 il diavolo nell'ampolla


ironia era amabile perchè toccando solo gli studi che rendevan strano Raimondo e lo distoglievano dalla vita comune, significava insomma un riconoscimento della superiorità male riconosciuta dagli altri. E, anche, egli sentiva che il brio della cognata celava un segreto rovello. Forse perchè Adriana ormai disperava di divenir madre? Mah!

— Le donne, chi le capisce? — pensava Raimondo. — Mia cognata si direbbe leggera, eppure.... Si direbbe vana, eppure.... Si direbbe tal quale, tutte le signore della società sciocca e falsa, eppure.... Soffre: questo è solo quel che ci capisco io!

Finchè un bel giorno egli, che tra le scienze in cui aveva delibato noverava anche la psicologia, credè penetrare senza più dubbio nel mistero di lei. Certe sue mosse, certe occhiate al marito, certe attitudini sdegnose o certe ostentate espressioni d’affetto quando Alfonso tornava a casa dopo le frequenti assenze, per osservatori inesperti sarebbero state prove di stanchezza, di freddezza, magari di un’antipatia insorgente e indarno repressa.

— Ma a me non me la dà a intendere! — pensò Raimondo. — Ho visto! Adriana è innamorata pazza di Alfonso; ne è appassionata; è gelosa delle occupazioni e dell’ambizione che glielo rubano.