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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/156

148 il diavolo nell'ampolla


ancora con dolcezza — . Sarai stanco; avrai fame.

Senza volere, assentì, del capo.

Poi, nella camera di là.... Era una cosa incredibile! Una cosa turpe, laida, lurida; una schifezza orrenda! Da ridere. Che vigliacco era stato quell’uomo saggio!

Diceva la lettera del notaio:

“.... Il testamento del compianto commendatore Demetrio Lecci, aperto a richiesta del di lui nipote, lega lire cinquantamila a favore della S. V....„

— Ed io — disse a sè stesso Corrado Amaldi sobbalzando con l’impeto del martire che riconfermi la sua fede di fronte allo scherno osceno e tirannico — , io rifiuto il legato, io rifiuto il prezzo della mia vergogna! Rifiuto!

Ah sì? Rifiutava? Un eroe! Se non che il mondo vigilava e chiedeva:

Perchè? Perchè rinunciare al lascito del tuo miglior amico, che hai tanto stimato e amato in vita, che hai tanto onorato in morte, che hai accompagnato all’ultima dimora e hai visto, con tanto strazio, seppellire?

O il mondo sa, o non sa....

Ma no (ragioniamo), no che il mondo non sapeva! Un uomo prudente, retto, saggio quale Demetrio Lecci, non avrebbe avuto mai simile