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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/149


Cinquantamila lire 141


Corrado Arnaldi immobile, in piedi in mezzo alla camera, ora provava la sensazione d’uno che sia trascinato da una forza irresistibile in un precipizio. Quei signori si condolevano con lui, più che amico, fratello del commendator Lecci.... Anche, volevano informarsi da lui, per regolarsi nelle onoranze funebri. E l’assessore, più disinvolto, venne dal notaio, presso lo scrittoio, e l’interrogò.

Mentre il Presidente seguitava nelle condoglianze, Corrado udiva il notaio che rispondeva:

— Il testamento segreto è depositato presso di me; ma non si procede all’apertura senza richiesta del presunto erede.

Udiva soggiungere l’altro: — E se il nipote, il presunto erede, ritarda qualche giorno a tornare, come conoscere le precise disposizioni testamentarie per i funerali?

— I familiari.... Il signor Amaldi....

Già, il signor Amaldi.

Ma il signor Amaldi pareva esagerare — un pochino — il suo cordoglio; pareva troppo stordito. Rispondeva a stento che il commendatore sdegnava i funerali chiassosi; che disapprovava l’uso dei discorsi, dei fiori.... Non altro. Giovanni, Giovanni forse ne sapeva di più.

Interrogarono anche lui; e rispose che il suo padrone non avrebbe sdegnata una messa di