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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/148

140 il diavolo nell'ampolla


Era un bigliettino scritto in fretta, dopo un convegno. Assicurava l’amante da ogni timore d’imprudenza o contrattempi.

Ma questa l’infamia! questa la prova! questa: “A casa ho trovato la cartolina che mi aspettava. Tornerà da Genova dimani o posdimani„.

Egli era tornato da Genova.... Quando? Come gli era possibile ricordarsene? Oh se avesse potuto non ricordarsene! Era tornato....: il 14 maggio. Aveva scritto, e se ne ricordava, all’albergo, due sere prima. Due sere prima.

Nel biglietto amoroso mancava la data. Ma il timbro su la busta? si leggeva benissimo: 12-5.... Dunque: c’era più appiglio a dubitare che fosse di Rina?

Tutto evidente! Che infamia!

E come gli fosse strappata solo allora la benda dagli occhi, Corrado Amaldi vide sua moglie affranta e pallida all’annunzio della disgrazia; e solo allora sentì lo spasimo della ferita, l’atrocità del colpo, l’insopportabile tormento. Fuggire! scomparire dal mondo! Ammazzarla!

Adagio! Aspettare! L’altro, intanto, agonizzava.

Ed entrò il notaio. E passò, trafelato, un prete.

Poi Giovanni annunciò:

— Il presidente del Consiglio Provinciale e un assessore del Comune.