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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/119


Il chiodo 111


sconosciuti non solo perchè sono mancate le condizioni propizie al loro sviluppo, ma perchè nessuno ne ha saputo intuire la disposizione segreta, rimasta ignota a loro stessi; nessuno ne ha eccitate le intime facoltà creative. — E soggiungeva candidamente: — È il mio caso. Io non sono un imbecille, eppure a sessant’anni non so ancora come sarei potuto riuscire più utile alla società e alla patria, e divenire un bravomo.

— Facendo il professore di filosofia — insinuava qualcuno, credendo di fargli piacere. Egli scuoteva il capo.

— No, sarei stato ugualmente inutile.

Per esser utile, da un pezzo, aveva rivolta l’attenzione psicologica agli adolescenti che conosceva. Ma non uno che dimostrasse d’aver molto sale in testa e alla domanda: — In qual modo, per che via preferiresti diventare un uomo celebre? — rispondesse: “Non lo so„. Lo troverò una volta o l’altra — ripeteva il filosofo, saldo nella sua convinzione.

Finalmente! L’aveva trovato nella fucina di un povero fabbro!

Dondèla ebbe l’avviso di presentarsi la mattina dopo al palazzo Agabiti; e vi andò di malavoglia, per causa del chiodo scottante, la cui storia già esilarava tutta la città. Invece