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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/108

100 il diavolo nell'ampolla


Ferdina era così felice che non si perdè a chiedere spiegazioni; e alla domanda di lui: — Sei felice adesso? — ella sorrise guardandolo, limpidamente; con la piena confidenza di un cuore che si abbandona a chi la comprende.

Giunti in fondo al viale, sedettero di fronte; lei sul sedile di pietra, lui nella scranna di giunchi. E mentre essa, tolto dalla tasca del grembiule un fazzoletto in cui ricamava le cifre, agucchiava e discorreva, Baredi stette ad ascoltarla poggiando il gomito allo schienale e sostenendo il capo con la mano contro la guancia destra. La ragazza parlava del suo amore; dei contrasti che aveva avuto da parte dei suoi. Non senza ragione. Guido non era mica uno stinco di santo! Ne aveva avuto delle amorose!; e qualcuna.... ehm! Ma con lei non si bazzicava come con quelle. Aveva intenzioni oneste? E bisognava rigar dritto!

— Che liti in principio che facevamo all’amore! Mi venivano a dire che era stato visto per Bologna con la tale, a teatro con la tal’altra. Capirà se ci pativo! Una sera che eravamo soli in casa, giurava di dover andar via per un contratto. Non gli credevo; serrai la porta con la chiave. Lui sale al piano di sopra, spalanca la finestra, si butta giù e scappa. Da accopparsi! Io mi divoravo dalla bile. Ma mio