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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/106

98 il diavolo nell'ampolla


quel giorno stesso a Bologna. Ma non s’immiseriva a fuggire le piccole cattiverie d’una femminetta diciannovenne?

Rimase. Quel giorno stesso però scrisse ai Comando che era guarito e disposto a riprendere tra una settimana al più tardi il servizio. Impiegherebbe il tempo, che gli restava, ad allenarsi camminando sui monti; e non andrebbe più alla fattoria, e con qualche pretesto non riceverebbe più Ferdina alla villa. Se non che il giorno dopo si accusò nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una lunga gita, andò all’ora solita nel giardino.

Ferdina non venne. Non venne neppure il dimani. Non c’era da ridere? da prenderla, quasi quasi, nel suo stesso giuoco? Lo aspettava a casa sua! Non cedeva lei; certa, sicura che cederebbe lui!

Passarono quattro giorni. Quando, al quinto, il maggiore udì alcune contadine che, per la via, discorrevano di un altro paesano morto in guerra. Egli ebbe un dubbio: e, dalla siepe, ne dimandò il nome. Non era il fidanzato di Ferdina. E poco dopo, ecco Ferdina accorrere, trafelata, rossa in volto, con una lettera, incontro a lui. Tendendola, pareva ebbra di gioia; esclamava:

— È di Guido! La legga! Voglio che la legga!