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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/104

96 il diavolo nell'ampolla


rivedeva spesso l’imagine ricomposta in lineamenti ed espressioni gentili, e se ne ricercava le impressioni avverse, da quei contrasti essa, anzi che perdere, acquistava nuova attraenza, come d’una bellezza singolare, forte e sana.

Ma un pomeriggio, accompagnandola per la strada della chiesa, Baredi osservò a caso, al margine del fosso, un fiore nuovo per lui. Lo stelo lungo e schietto reggeva, a corona, cinque o sei capolini di un delicato color lilla sorretti da un esile picciuolo senza foglie. Lo staccò e glielo porse.

Ferdina lo gettò via con disprezzo. Come offesa davvero, gridò:

— Questo fiore a me?

Poi, alla meraviglia di lui, disse:

— Fiorin dell’aglio, fior traditore!

E prima che egli parlasse, essa, nell’atto di scappare sdegnata verso la fattoria, gli rivolse un’occhiata lunga e intensa; una di quelle occhiate in cui l’anima si raccoglie e si concede, ma il pensiero, anzi che apparir manifesto, per il troppo fervore appare ambiguo. Voleva leggere negli occhi di lui la scusa dello scherzo che poteva spiacergli? esprimere l’affetto che la rendeva certa di scusa?