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Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/102

94 il diavolo nell'ampolla


cupare il suo pensiero? Oh no! Egli voleva pensare ad altro. E pensava ad abbreviare la licenza, che già gli pareva troppo lunga. Tutte le mattine ricuperava lena nelle passeggiate su per i colli.

Ma quasi ogni giorno Ferdina veniva, dopo mezzodì, alla villa, e chiacchieravano sotto gli abeti: essa chiedeva ed otteneva schiarimenti alle notizie del giornale, o portava notizie del suo fidanzato e d’altri giovani dei dintorni, o riferiva qualche pettegolezzo. Non s’immaginava certo che il maggiore ne seguiva le parole, i modi, le abitudini con attenzione sempre vigile, e che egli provava un piacere amaro a scorgere in lei qualche difetto, qualche rudezza spiacevole o ignoranza bisognosa di compatimento. Ciò accadeva, piuttosto che alla villa, alla fattoria, dove talvolta egli scendeva a passar mezz’ora.

Un giorno, nel prato davanti alla casa, sorprese Ferdina che voltava lei il fieno al sole. Aveva stretto al capo e annodato alla nuca il fazzoletto rosso; la gonna succinta, le braccia scoperte fino al gomito. Muoveva e rivolgeva con atto frequente e svelto la forca di legno dai lunghi rebbi, e cantava.

— Brava — egli le disse. E lei interrompendosi: