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Maligne vampe via per la pianura
sterposa, l’erbe abbrustiano; lontano
d’un acquedotto la ruina oscura
par la vasta ombra d’un curvo titano.

La cicala, il sopor meridïano
sola rompe in sua stridula misura;
muggito non s’ascolta o canto umano
in quell’immenso tedio di natura.