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III.

Domani! — Che avverrà domani? Quale
miracolo potrebbe una speranza
risuscitare? Potrà mai la terra
fendersi e scoperchiarsi un’inchiodata
bara, e di nuovo accendersi due spenti
occhi, e una bocca suggellata ancora
aprirsi alle parole? Quelle rigide
mani, potrannno mai come una volta
le mie stringere ancora? Ecco, domani
io questo penserò, come oggi e ieri
e sempre. Così i giorni, i mesi e gli anni
passeranno, e dovrò, placida in volto,
attendere ai doveri, ai modi, agli usi
della vita; sorridere ai cortesi
motti, pensare alle mie vesti, e dire
parole... Sono tutte eguali ormai
l’ore per me, solo la notte è forse
più tormentosa. Io penso i riposanti
profondi sonni dell’infanzia, i lunghi
obblii di quelli abbandonati sonni.