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I.

IL CANTO DELL’AMORE.


 
Può dunque una parola, una sommessa
parola, detta da un labbro che trema
balbettando, valer più d’ un poema,
prometter più d’ogni miglior promessa?
Può levarsi, a quel suono, una dimessa
fronte, raggiando, qual se un diadema
la cinga, e può dar tanto di suprema
gioia, che quasi ne rimanga oppressa
l’anima?... Io credo svelga oggi dai cuori
ogni ricordo d’amarezza, ormai
sazio d’umane lagrime, il destino.
È così certo! non mai tanti fiori
ebbe la terra, e il cielo non fu mai
nè così azzurro, nè così vicino!