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Abenèzer è un vecchio, un mesto e dolce
vecchio dagli occhi azzurri, due strani occhi
che forse han molto pianto (io dico: forse),
ma in un tempo lontano; ora son limpidi
come il ciel, dopo un lungo temporale.
Abenèzer dinanzi alla sua nera
scrivania, tra i volumi neri, e tutto
coperto anch’egli d’una nera toga,
oggi non è tranquillo, oggi non trova
carta nè penna docili, gli cade
di mano tutto, i suoi libri rifiutano
d’aprirsi obbedienti...