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d’un’anima perduta e senza senso
d’amore; innanzi hai la dorata tana
delle giudaiche belve, sitibonde
del sangue tuo... Pur così presso allora
l’alba credevi, o Cristo!

                  A noi che tanta
dal tuo fulgido giorno età divide,
a noi lontana ancor sembra la mèta
che tu sognavi. Quanto sangue e quante
cladi in tuo nome! che crudel vicenda
di fugaci vittorie e di sconfitte
immensurate!
Or tu dagli alti cieli
(come dai colli un dì Gerusalemme)
guardi a questo ribelle ingrato mondo
che, vivo, poco ti comprese, e spento,
tosto risorto ti gridò, per farsi
teco avaro di pianto...

                  Un’altra schiera
de’ tuoi veri seguaci o