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che sfidassero il cielo. I tardi onori
resi coi marmi prezïosi e l’oro
agli scherniti un dì bianchi profeti
sul tuo labbro di martire un sorriso
suscitavano amaro, e il negro dramma
dell’insano giudizio, e l’onte, e l’aspra
via del Golgota infame, e il lungo strazio,
tutto al tuo core onniveggente apparve.
Che sospiri d’amore a te veniano,
Tiberiade, dal divino petto
del Nazareno! Che saluti ardenti
all’azzurro tuo lago!...
                  Ecco, alle rive
s’accalcano le turbe; ecco, dall’onda
giunge agli umili, ai miseri, agli oppressi
la gran parola, e le convalli, e i monti
e tutta quanta Galilea ne suona.
Un inno immenso si levò dai cori
senza speranza, una dolcezza nova
allora entrò le solitarie case
di chi spregiato e servo a ingiusti dommi
scordato avea di chiudere nel petto