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  e un dì, coi gagliardi omeri
levato il sasso dell’avel, rizzossi
dinanzi al torvo austriaco
lunga una schiera di fantasmi rossi:

  lo stuolo dei magnifici
cui cantò il mare i funerali elogi,
il grande, il forte, il libero,
il glorïoso esercito dei dogi.

  Di Marghera tuonarono
quel giorno a festa i fervidi cannoni;
rotti precipitarono
giù dall’aste con l’aquile i pennoni;

  scoppiò dai petti un unico
evviva; sfavillò l’occhio dei forti;
vibrar nell’aria limpida
l’esultante s’intese inno dei morti.