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  O immane ala dei secoli,
pulsar ti sento; e dagli umani inciampi
teco sciolto lo spirito
migra del tempo per gli aperti campi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

  Te vedo, o Roma, o torbida
Roma, qual’eri. Il perfido dimone
della follia destavasi
torvo allora negli occhi di Nerone,

  e il forsennato Cesare
s’ udia ruggir: — Ciò che non piega, infrango! —
E la palmata clamide
ebbro vedeasi trascinar nel fango.