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Parlano, o nelle mani
bianche stringono bianche
carte. Io leggo i caratteri lontani
senza schiuder le ciglia. È l’infinita
schiera delle parole udite o lette
palpitando, nel sogno o nella vita.

Parole come impresse
sul foglio con un ferro
rovente; così a noi parve, e che ardesse
quel foglio; e alzammo gli occhi e in ogni parte
li volgemmo a veder se ancora i nostri
compagni: i libri, i mobili, le carte

dinanzi, intorno, accosto
a noi, fossero sempre
impassibili, là, ciascuno al posto
di prima, folla indifferente e ignava,
mentre la nostra ultima fede in una
oscura immensità precipitava.