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strappate al vero invano? e invano sospinto fin oltre
le tenebre terrene lo avremmo, incontro ai lampi

della mèta superba, cui l’anima nostra indovina —
(l’anima irrequieta, l’anima impaziente) —

fia che assorga?... T’è angusta carriera lo spazio infinito
che la via nostra, o cieca gorgone, ci attraversi? —
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ridono alla querela dei piccoli umani nell’alto
di un gran riso di luce le legioni dei mondi;

ride la rossa erinni che scote la chioma, e procede
incontro a uno scuro atomo che divampa e scompare.