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che durasse quest’ora;
che sempre, in eterno, durasse
questo celeste sonno
dei sensi.
        O dolcissima notte!
o notturna dolcezza!
Mi guardan da presso, coi gialli
occhi, le avviticchiate
vitalbe. O guardate, guardate!
ben è davvero un novo
miracolo questo; guardate!
Guardate! una vivente
felice!... Oh che sempre durasse,
sempre, questo fugace
riposo, o stupendo universo,
per adorarti!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
           Squilla
uggiosa nell’alta quïete
una tromba. Il silenzio,
il sonno forzato, la grave
afa dei cameroni