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La mesta pellegrina,
ch’ode lo scherno striderle a le spalle,
s’affretta per la china
che al burron mena dall’aperta valle;

invano, invan mercede
all’erbe, al sole, al vento,
nel cupo smarrimento
quella stanca ferita anima chiede.

Con l’occhio innanzi fisso
va dove oblio promette e fine ai guai
la voce dell’abisso;
va con alta la fronte e vinta ormai

ogni codarda tema... —
Dietro, sui prati in fiore,
passa il corteo d’Amore,
l’eco d’una canzon nell’aria trema...