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un simile destino. (Poiché chi v’è ancora che possa sperare, se l’aria stessa ci è nemica ed oscurata dagli uccelli rapaci, che agognano alle carogne?) Pure a questa mia terra sono inchiodato. E come noi sarei se son Libio e di qui sono i miei maggiori onde veggo le inclite tombe? Per te sola, credo, oblierei anche la patria, e appena potessi la lascierei. (Ep. 124).


IV.


L’insegnamento filosofico d’Ipazia è andato perduto.

«In quel tempo, dice il Bigoni1, i filosofi che avevano grandi successi oratori scrivevano poco. Edesio non volle che si raccogliessero le sue lezioni, Plutarco pure, e permise soltanto a Proclo di scrivere qualche frammento negli ultimi anni.»

Eppure ci rimangono i titoli di tre scritti d’Ipazia, ossia: il «Commentario» a Diofanto», il «Commentario al Canone astronomico», ed il «Commentario alle sezioni coniche di Apollonio Pergeo.» Per formarci un chiaro concetto del sistema filosofico d’Ipazia, non essendoci rimasto nessun scritto suo, dobbiamo ricorrere allo studio dei ruderi delle opere di Sinesio, suo prediletto allievo2, appunto come si studiano gli Evangelisti per intendere Cristo, e si leggono Platone e Senofonte, per comprendere Socrate.

Si giova talvolta lo storico del metodo usato spesso dal pittore greco di terrecotte. Con brevi e fitti tratti di color nero questi copriva la superficie del vaso tutt’attorno escludente l’esiguo spazio che l’immagine, se dipinta, avrebbe occupato; si che il rosso naturale della creta, rimasto senza segno nè macchia, finiva per segnarla con vivacità inattesa. Lo scultore sempre suole impiegare questa tecnica che afferma negando. Perizia somma è in lui: vedere intiera di contorno e d’espressione la più bella e vivente fra tutte le statue che il marmo, perfettamente l’una nel-

  1. v. Op. cit. — L’Aurè, confermando la notizia della perdita delle opere d’Ipazia, aggiunge: «Si ce b’est pent-ètre un Canon ou Table Asrtonomique, insérée dans le Tables munuelles attribuées à Theon.»
  2. Il Matter, nella Histoire critique du Gnosticisme, dice, a proposito del legame fra Ipazia e Sinesio: «.... malgrés les fréquentes rencontres qui dùrent avoir lieu, surtout dans Alexandrie, entre les gnostiques et les derniers platoniciens (Ammonis, Maxime d’Éphèse, Eunape de Sardes, Hiéroclès d’Alexandrie, Simplicius de Cilicie et plusieurs d’autres), ou ne trouve qu’un sent exemple de rapports d’amitié entre eux: c’est la laison de la célèbre Hypatic, fille du géometre Theon, avec le poète Synesius, évèque de la Cyrenaïque; encore Hypatie demeura-t-elle fidèl an platonisme, tandis que Synesius seul mèla cette doctrine avec la gnose et les croyances orthodoxes.» Ma quest’ultima affermazione non ci sembra verosimile.