Pagina:Acri - Volgarizzamenti da Platone.djvu/93


89

e contentati se non sono i miei meno probabili di quelli di qualunque altro. Pensa ch’io che parlo, e voi, miei giudici, avendo una natura umana, ci bisogna accogliere in questa materia i discorsi verosimili, e non cercare oltre.

Socrate. Benissimo, o Timeo, bisogna accoglierli, come dici tu: e già abbiamo accolto con meraviglia il tuo proemio. Va, continuaci questo canto sino alla fine.

Timeo. Diciamo per quale cagione ordinò Iddio la generazione e questo universo. Era buono; in colui ch’è buono non nasce giammai e per nessuna cosa invidia; per tanto volle che tutte le cose, quanto potevano, gli fossero simili. Se persona accoglie da uomini sapienti questo, come il principio proprissimo della generazione e del mondo, ella accoglierà una sentenza giustissima. Di fatto, volendo Iddio che tutte le cose fossero buone e che, per quanto si poteva, nessuna fosse cattiva, pigliò tutto ciò ch’era visibile, che non istava in quiete, ma si commoveva sregolatamente e scompostamente, e lo condusse dal disordine all’ordine, giudicando questo migliore senza paragone. Al bonissimo non fu nè è lasciato giammai fare altro, se non ciò ch’è bellissimo. E ragionando in cuor suo, trovò che nessun’opera di natura visibile, priva d’intelletto, è affatto nell’intiero più speziosa di quella che ha intelletto; e che non può l’intelletto abitare in checohesia, senza, l’anima. Per tanto, compose l’intelletto in un’anima, l’anima in un corpo, e