Pagina:Acri - Volgarizzamenti da Platone.djvu/37


37

verso a tutto, o come tutto verso a parte. Senza dubbio. Or, l’uno è parte di sè? No. E neppure è tutto verso di sè, a quella guisa ch' egli fusse parte di sè medesimo? Chè non è possibile. E, per avventura, l' uno è diverso dall’uno? Neanco. Onde, s’egli in comparazione a sè non è diverso, nè tutto, nè parte; non rimane che sia medesimo a sè? Necessariamente. Nondimeno, ciò ch’è altrove da sè stante in sè medesimo, non dee anco esso da sè medesimo essere altro, se è altrove? Così, cred’io. Or, l’uno si fe’ manifesto ch’egli è in sè, e insieme in altro? Così si fe’ manifesto. A questo modo, adunque, l' uno sarebbe diverso di sè. Egli pare. Ma, andiam’oltre, se cosa è diversa da altra, da cosa ch’è pure diversa essa è diversa? È necessità. Conseguentemente tutte le cose, le quali non siano uno, non son diverse dall’uno? e l' uno non è diverso dalle cose, le quali non siano uno? Come no? Perciò, l' uno verrebbe a esser diverso dall’altre cose? Diverso. Vedi un po’: il medesimo e il diverso, pigliati in sè, non son peravventura contrarii? Oh, come no? E il medesimo può essere nel diverso? o il diverso, può mai essere nel medesimo? Non può. Se adunque il diverso non può mai trovarsi nel medesimo, non havvi ente, nel qual sia il diverso per piccol tempo che vogli; imperocché, se vi fusse, in quel tempo qualunque sia, nel medesimo si troverebbe il diverso: non è così? Così. E stantechè il diverso non si trovi mai nel medesimo, s’inferisce ch’e’ non si trovi mai in alcun degli enti. A ragione. E, pertanto, il diverso nè trovasi nelle cose le quali non