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Parte. Pertanto, o Socrate, eziandio le medesime spezie son divisibili, e le cose le quali prendono da esse, ciascuna prende una parte della spezie e non tutta: ed eccoti, la spezie non si troverebbe più tutta in ciascuna cosa, ma parte. Par così davvero. Vorrai dir tu dunque, o Socrate, che la spezie si divida veramente, e ciò nonostante rimanga una? No, rispose. Chè, guarda, dissegli, se dividerai tu la spezie grandezza, allor ciascuna delle molte cose grandi, sarà grande in virtù d’una parte di grandezza più piccola della grandezza di per sè: e non è ciò irragionevole? Certo assai. Guarda oltre: cosa ricevendo una piccola parte della spezie egualità, com’è possibile d’essere eguale ad altra cosa per virtù di ciò ch’è più piccolo dell’istessa egualità? Non è possibile. Va’ pure avanti: ponghiamo caso che alcun di noi abbia parte della spezie picciolezza, ella sarebbe più grande d’essa parte, appunto imperocchè questa è parte; e così seguiterebbe che il piccolo per essenza è anche più grande: e che ciò a cui aggiungi la parte la quale gli togli, diventa più piccolo, e non più grande che fosse innanzi. Questo è impossibile. Come dunque, o Socrate, le cose parteciperanno delle spezie, se non possono partecipar d’esse, nè per parte, nè per intero? Affè mia, ella, rispose Socrate, non è cosa facile a definire in alcun modo. E che ne di’ tu di questo? Di che? Ch’io credo tu pensi che ogni spezie sia. una, appunto perchè, per maniera d’esempio, quando tu contempli molti obbietti grandi, ti sembra peravventura di veder in tutti relucere una mede-