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dell’unione con dio 47

lata lassò in tutto il corpo, retinendosi lei con la divinitá coppulante in somma felicitá. L’anima di poi, separata da questa colligazione corporea, essendo stata di tanta eccellenzia senza impedimento alcuno, gode in eterno sua felice coppulazione con la luce, de la sorte che godeno quella li beati angeli e intelligenzie separate, motori e celesti corpi, ciascuno secondo il grado de la sua dignitá e perfezione perpetuamente. Al presente mi pare, o Sofia, che ti debbi bastare questo poco de le cose spirituali; e tornando a me, vedi s’io posso remediare alla passione che mi dánno li miei affetti volontari per sostentazione di questa corporea compagnia.

Sofia. Voglio prima saper da te di qual sorte d’amore è quel che dici che mi porti; perché, avendomi tu mostrato la qualitá di molti differenti amori e desidèri che in gli uomini si truovono, e avendoli tutti colligati in tre sorte d’amore, però dechiarami di qual di queste sorti d’amore è quello che mi porti.

Filone. La sorte de l’amor ch’io ti porto, o Sofia, non la posso intendere né la so esplicare. Sento sue forze, ma non le comprendo: ché, essendo si appassionato, di me è fatto signore e di tutto l’animo. E come principale amministratore mi conosce; e io, che son servo comandato, non basto a conoscerlo. Niente di manco conosco che il desiderio mio cerca il delettabile.

Sofia. Se cosí è, tu non debbi domandare remedio ch’io satisfacci a la tua volontá, né incolparmi se non te lo concedo: ché giá m’hai mostrato che, quando si consegue l’affetto delettabile del desiderio, non solamente cessa il desiderio, ma ancora si priva d’amore e convertesi in odio.

Filone. Non ti contenti eleggere de la nostra confabulazione per te dolce frutto e salutifero! Ma cosí Dio non vuole che elegga, per darmi in satisfazione frutto amaro e velenoso. E in questo non potrai lodarti di gratitudine né adornare di pietá, poi che con la saetta, che il mio arco tira in tuo favore, tu crudelmente vuoi trapassare il cuore.

Sofia. Se l’amarmi reputi cosa degna, come io stimo, saria indegna cosa ch’io causassi che si privasse l’amore che mi