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I Dialoghi furono anche assicurati al patrimonio della cultura internazionale da una traduzione latina, pubblicata da Juan Carlos Sarrasin nel 1564 a Venezia (ap. Franciscum Senensein, pp. 59 + 422, 8° piccolo) e dedicata al cardinale Granvela: Leonis Hebraei, doctissimi atque sapientissimi viri, De amore dialogi tres, nuper a Joanne Carolo Saraceno purissima candidissimaque latinilate donati; necnon ab eodem et singulis dialogis argumenta sua premissa, et marginales annotationes suis quibusque locis insertae, alphabetico et locupletissimo indice his tandem adiuncto, fuerunt. La versione è veramente fatta con molta cura e intelligenza, e importanti aiuti allo studio del testo sono gli argomenti, le note marginali e la tavola delle materie. Nella dedicatoria il Sarrasin esalta la vasta dottrina dell’Ebreo, e rileva nettamente il valore filosofico del libro. Questa traduzione fu ristampata poi nel 1587 a Basilea dal Pistorius, come primo tomo di una silloge Artis cabalisticae, hoc est, reconditae theologiae et philosophiae scriptorum: e in questo tomo lesse i Dialoghi nel 1797 lo Schiller, che li considerò come un’opera prevalentemente astrologica, ma di grandissimo interesse1. In ogni modo al Sarrasin spetta il merito di aver primo avviato in modo deciso l’influsso di Leone dal campo dell’estetica e della letteratura a quello piú vasto della filosofia, dove attraverso Bruno e Campanella, Bacone e Spinoza esso esercita un’azione di prim’ordine sullo svolgimento del pensiero moderno2.

L’ultima edizione dei Dialoghi è per altro quella veneta del Bevilacqua nel 1607. Il decreto proibitivo dell’inquisizione spagnuola, pur essendo limitato alla versione di Garcilaso de la Vega, e non riguardando quindi neppure la versione del Montesa (perché ritoccata secondo criteri cattolici), dovette di riflesso influire anche sui tipografi italiani. D’altra parte è chiaro che per la Controriforma e per i nuovi indirizzi dell’estetica e della morale nel secolo XVII l’interesse suscitato dai Dialoghi era destinato a scemare3. Né

  1. Briefwechsel zw. Schiller u. Goethe, 7 aprile 1797.
  2. Per l’influsso sui trattatisti di estetica v. P. Lorenzetti, La bellezza e l’amore nei trattati del Cinquecento (Pisa, Nistri, 1920; estr. dagli «Annali della R. Scuola Normale Sup. di Pisa», XXVIII). — Per i rapporti col Bruno, v. in particolare F. Tocco, Di un nuovo doc. intorno a G. Bruno, in «N. Antologia» 1902, p. 91 sgg. — Nella biblioteca di Spinoza (Freudenthal, Lebensgeschichte Spinozas, p. 161) si trovava un volume di «Leon Abarbanel, Dialogos de amor», probabilmente nella traduzione del suo correligionario Jachjah.
  3. Tuttavia se ne trova qualche citazione settecentesca, come in Wolf, Bibliotheca Hebraeorum (Amburgo, 1715); Lampillas, Saggio apologetico della letteratura