Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/307


il peccato originale 301

tendo Dio che sonno pigliassi Adam dormendo, lui divise la parte femminina da la masculina, la quale egli di li innanzi riconobbe per mogliere separata da lui stesso: cioè che, venendoli sonno non solito, che è privazione e ozio di quella vigilia intellettuale prima e di quella ardente contemplazione, l’intelletto principiò inclinarsi alla parte corporea, come marito a mogliere, e aver cura temperata de la sostentazione di quella, come di parte sua propria, e de la successione del simile per sostentazione de la spezie. Tanto che la divisione fra il mezzo masculino e femminino per buon fine e necessario fu fatta, e ne segui la resistenzia de la materia femminina e l’inclinazione de l’intelletto masculino a quella, con temperata sufficienzia de la necessitá corporea; né piú fu moderata per la ragione, come era giusto e intenzione del creatore: anzi, escedendo la divisione de l’intelletto a la materia e la sommersione sua ne la sensualitá, successe il peccato umano. Questo è quello che denota l’istoria, quando dice che ’l serpente ingannò la donna dicendoli che mangiasse de l’arbore proibito di conoscere bene e male, perché quando ne mangiassero s’apririano gli occhi loro e sarebbero come dèi, che conoscono bene e male; la qual donna vedendo l’arbore buono per mangiare, bello e dilettevole e di desiderabile intelligenzia, mangiò del frutto e fecene seco al marito mangiare: «e s’aprirono gli occhi loro, e conobbero che erano nudi, e cucirono insieme de le foglie del fico e ne fecero cinture». Il serpente è l’appetito carnale, che incita e inganna prima la parte corporea femminina, quando la truova alquanto divisa da l’intelletto suo marito e resistente a le strette leggi di quello, perché s’infanghi ne le dilettazioni carnali e offuschi con l’acquisto de le superchie ricchezze, che è l’arbore di conoscere bene e male, per le due ragioni ch’io ti ho detto: mostrandoli che per questo se gli aprivano gli occhi, cioè che conosceranno molte cose di simil natura, che innanzi non conoscevano, cioè molte astuzie e cognizioni pertinenti a la lascivia o avarizia, di che innanzi erano privati; e dice che saranno simili in questo a li dèi, cioè ne l’opulenta generazione, ché cosí come Dio, l’intelligenzie e li cieli son cause produttive de le creature inferiori loro, cosí l’uomo