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l’amor divino e l’eros platonico 215

virtuose e per loro sapienzia: si che il desiderio divino non è in lui passione, né presuppone in lui mancamento alcuno, anzi, per la sua immensa perfezione, ama e desidera che le sue creature arrivino al maggior grado de la loro perfezione, se gli manca, e se l’hanno, che sempre la fruischino felicemente, e sempre per quello gli dá ogni aiuto e inviamento. Ti satisfa questo, o Sofia?

Sofia. Mi piace, ma non mi satisfa del tutto.

Filone. Che altro vuoi?

Sofia. Dimmi che cosa ne costringe ad applicare a Iddio amore e desiderio per li mancamenti d’altri, poiché a lui niente manca; e questo non par giá ben giusto.

Filone. Sappi che questa ragione ha fatto affermare a Platone che gli dèi non abbino amore, e che l’amore non sia dio né idea del sommo intelletto, però che essendo l’amore (come lui diffinisce) desiderio di cosa bella che manchi, gli dèi, che son bellissimi e senza mancamento, non è possibile che abbino amore. Onde lui tenne che l’amore sia un gran demonio, mezzo fra gli dèi e gli uomini, il quale levi l’opere buone e i netti spiriti degli uomini agli dèi, e che porti i doni e grazie degli dèi agli uomini, perché tutto si fa mediante l’amore; e l’intenzione sua è che l’amore non sia bello in atto, ché, se fusse, non amarebbe il bello né lo desiderarla (ché quel che si possiede non si desia), ma che sia bello in potenzia e che ami e desii la bellezza in atto: si che o è mezzo fra il bello e il brutto, o ver composto di tutti due, cosí come la potenzia è composta fra l’essere e la privazione.

Sofia. E tu perché non approvi questa sentenzia e ragione del tuo Platone, del quale suoli essere tanto amico?

Filone. Non l’approvo nel nostro discorso, però che (come dice di lui Aristotile suo discepulo), se ben di Platone siamo amici, piú amici siamo de la veritá.

Sofia. E perché non hai tu questa sua oppinione per vera?

Filone. Perché lui medesimo in altra parte gli contradice, affermando che coloro che contemplano intimamente la divina bellezza si fanno amici d’Iddio: vedesti mai, o Sofia, amico